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Mario Cossali

Enrico Meneghelli è entrato subito a piedi uniti e saldi, nel piatto della pittura più disincantata.
Ha affrontato di petto la materia stessa, la materia propria della pittura, il colore, ingaggiando con esso un corpo a corpo fatto di pazienza, di ostinazione di ansia inventiva e di spregiudicata sperimentazione.
Il suo olio, in varie forme e misure diluito, si compone ora in masse informi, ora in ruvidi grumi, per arrivare attraverso gradi successivi e progressivi ad una forma determinata, ad una figura estrema di paesaggio.
Le canne , i cespugli, le foglie assomigliano ad un reticolo ossessivo che imprigiona i movimenti dell'uomo, ad un territorio infido che impedisce il passaggio che comunque in qualsiasi modo bisogna tentare. Rari spiragli di luce attraversano la "selva oscura"; essi indicano la via, cosi come per altro verso le montagne indicano la meta.
Rovereto, aprile 2000
Mario Cossali

LA LUCE APPARE NEL PAESAGGIO SENZA CONFINI. Enrico Meneghelli, dopo aver bruciato le tappe delle sue prime feconde esplorazioni, ha intrapreso un nuovo lungo viaggio nel territorio della pittura e si è avventurato in esso con atteggiamento sereno e spregiudicato, disponibile ad ogni imprevista scoperta quotidiana. Prima di tutto sono cambiati i suoi colori: sono diventati più leggeri e più trasparenti e si sono moltiplicati nella loro varietà; poi la stessa distribuzione del colore ha acquistato una più generosa e meno aggrumata distensione; infine il soggetto delle opere è andato rarefacendosi verso una contemplazione panica di un paesaggio senza confini. Ciò che colpisce il nostro sguardo di fronte a questo nuovo ciclo dell'impegno pittorico di Enrico Meneghelli è l'ossessiva ricerca di un punto di luce centrale in ogni opera ed è proprio rinvenendo questo punto di luce che riusciamo ad entrare nello spirito di ogni composizione, anche di quella che ci appare più diversa e solitaria. Questa pittura accoglie il nostro sguardo, lo abbraccia e lo immerge in una visione che ne moltiplica l'energia e la forza immaginativa. Forse può venir buona per la nostra ispezione critica una citazione del grande poeta Paul Valery. "Quando dico: vedo questa cosa, non pongo un'equazione fra me stesso e la cosa. Nel sogno, invece, sussiste un'equazione. Le cose che vedo mi vedono tanto quanto io le vedo". Ecco, nella pittura di Enrico Meneghelli, per usare le parole di Valery, sussiste un'equazione fra me stesso che guardo la sua composizione e la cosa, cioè la composizione, la visione. Attraverso quell'insistente punto di luce, che ritroviamo sempre, le cose che vedo mi vedono, cioè mi sento avviluppato dal colore e dalla luce di un luogo inventato, ma per i motivi che ho cercato di spiegare, ancor più vero del vero. Rovereto, luglio 2004 Mario Cossali

LA LUCE APPARE NEL PAESAGGIO SENZA CONFINI.

 

Enrico Meneghelli, dopo aver bruciato le tappe delle sue prime feconde esplorazioni, ha intrapreso un nuovo lungo viaggio nel territorio della pittura e si è avventurato in esso con atteggiamento sereno e spregiudicato, disponibile ad ogni imprevista scoperta quotidiana.

Prima di tutto sono cambiati i suoi colori: sono diventati più leggeri e più trasparenti e si sono moltiplicati nella loro varietà; poi la stessa distribuzione del colore ha acquistato una più generosa e meno aggrumata distensione; infine il soggetto delle opere è andato rarefacendosi verso una contemplazione panica di un paesaggio senza confini.

Ciò che colpisce il nostro sguardo di fronte a questo nuovo ciclo dell’impegno pittorico di Enrico Meneghelli è l’ossessiva ricerca di un punto di luce centrale in ogni opera ed è proprio rinvenendo questo punto di luce che riusciamo ad entrare nello spirito di ogni composizione, anche di quella che ci appare più diversa e solitaria.

Questa pittura accoglie il nostro sguardo, lo abbraccia e lo immerge in una visione che ne moltiplica l’energia e la forza immaginativa.

Forse può venir buona per la nostra ispezione critica una citazione del grande poeta Paul Valery. “Quando dico: vedo questa cosa, non pongo un’equazione fra me stesso e la cosa. Nel sogno, invece, sussiste un’equazione. Le cose che vedo mi vedono tanto quanto io le vedo”.

Ecco, nella pittura di Enrico Meneghelli, per usare le parole di Valery, sussiste un’equazione fra me stesso che guardo la sua composizione e la cosa, cioè la composizione, la visione. Attraverso quell’insistente punto di luce, che ritroviamo sempre, le cose che vedo mi vedono, cioè mi sento avviluppato dal colore e dalla luce di un luogo inventato, ma per i motivi che ho cercato di spiegare, ancor più vero del vero.

Mario Cossali 2005

“VISIONI, PASSAGGI” la pittura di Enrico Meneghelli.

 

 

Enrico Meneghelli è entrato nella pittura a piedi uniti e saldi, nel piatto della pittura più disincantata.

Ha affrontato di petto la materia stessa, la materia propria della pittura, il colore, ingaggiando con lui un corpo a corpo fatto di pazienza, di ostinazione di ansia inventiva e di spregiudicata sperimentazione.

Il suo olio, in varie forme e misure diluito, si compone ora in masse informi, ora in ruvidi grumi, per arrivare attraverso gradi successivi e progressivi ad una forma più determinata, ad una figura estrema di paesaggio.

Ora si tratta di un brulichio di foglie e di canne che fissano un’atmosfera di mistero e di labirintica attesa dell’ignoto che può celarsi in ogni anfratto; ora si tratta di montagne che spuntano all’improvviso dall’indistinto groviglio di una natura inquieta.Le montagne rappresentano certo un punto di arrivo della mano dell’artista e

probabilmente anche della mente in una dimensione di lenta ma inarrestabile liberazione che è insieme esistenziale, tecnica, visionaria.

Le masse scure trapassano in altri colori più leggeri fino a sparire nel bianco della neve e nell’azzurro del cielo.

Ma anche questi colori non sono mai netti, appartengono ad un naturale improbabile che esiste e si sviluppa solo negli occhi del pittore.

Le canne, i cespugli, le foglie assomigliano ad un reticolo ossessivo che imprigiona i movimenti dell’uomo, ad un territorio infido che impedisce il passaggio, quel passaggio che comunque in qualsiasi modo bisogna tentare.

Rari spiragli di luce attraversano la selva oscura; essi indicano la via, cosi come per altro verso le montagne indicano la meta.

 

 

 

Mario Cossali 2007